• Post published:05/04/2025
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Fede e storia

Fede e storia


Perché studiamo storia, anche a scuola, già dalle Primarie e fino alla Maturità/Diploma?

Non si tratta solo di possedere una cultura di base, da esibire all’occasione in società.

Il motivo principale è dato anzitutto dal fatto che nessuno di noi è un “apolide”, ma nasce e cresce in un determinato contesto storico, culturale e religioso, cioè in una “tradizione” (nel senso letterale di ciò che ci viene “trasmesso”), appunto in una storia. Ciascuno di noi possiede quindi non solo un’identità personale, ma anche appunto sociale e storica. Apparteniamo tutti ad una particolare “civiltà”, le cui dimensioni sono magari immense, come nel caso della civiltà cristiana, e le cui radici affondano spesso nei secoli e nei millenni passati.

Certo, la mente umana deve essere aperta al tutto: essa è infatti “quodammodo omnia”, diceva S. Tommaso d’Aquino. Quindi può e deve acquisire sempre nuove conoscenze, anche provenienti da luoghi, tempi e culture diverse. Ne è un sublime esempio proprio l’Aquinate, che nel sec. XIII seppe unire armoniosamente la cultura classica greca (specie il pensiero di Aristotele) con la sapienza cristiana, tenendo persino conto dei commentatori arabi di Aristotele (amore per la razionalità che poi l’Islam ha purtroppo abbandonato). E se c’è stato un periodo particolarmente fecondo che ci testimonia proprio tale apertura mentale, contrariamente a ciò che predicano i pregiudizi illuministi tuttora imperanti,  esso è stato proprio il Medioevo (vedi il relativo dossier).

Tale apertura, dialogo, accoglienza (parole oggi diventate dei dogmi, perfino nella Chiesa!), non significa però cadere in un bieco relativismo (questo è l’equivoco di fondo che soggiace a tali nuove parole d’ordine), che pare rispettare tutti quando invece annienta ogni identità e la possibilità stessa di dialogo. È infatti impossibile un dialogo senza partire da un’identità e senza sperare che la ragione possa cogliere una verità oggettiva. Tale fondo relativista, che nega ogni verità riducendo tutto ad opinione, degenera inevitabilmente in un nichilismo, dove appunto ogni identità, personale, sociale e storica, viene annientata.

Anzi, proprio questo relativismo-nichilismo annienta pure ogni autentica passione per la storia, anzitutto quella della propria civiltà, come pure l’interesse per quella altrui.

Già l’Illuminismo ha manifestato appunto un particolare “odio” per il passato, specie ovviamente quello cristiano; la stessa idea di “rivoluzione”, che passerà poi tragicamente ai fatti (vedi), indica la necessità non solo di un cambiamento sociale, ma di un capovolgimento radicale della mentalità, con un rifiuto del passato, come se il mondo cominciasse sempre daccapo, senza una storia.   

Se ne tenga conto, visto che proprio questo è il clima culturale dominante in Occidente (e non si tratta solo della stupida “Cancel culture” attuale). Anzi, tale oblio del passato, talora imposto in modo persino violento, pare sia penetrato ampiamente anche nelle Chiesa cattolica.

La sedicente “Chiesa protestante” è caduta invece fin dall’inizio in questa trappola relativista, non a caso poi così facilmente addomesticabile dai potenti del tempo. Tale rifiuto del passato e di ogni riferimento oggettivo è proprio al fondo dell’eretica visione teologica luterana. La Chiesa cosiddetta “riformata” si considera infatti un nuovo radicale inizio, come se per 15 secoli lo Spirito Santo fosse stato a riposo e la Chiesa cattolica non avesse capito nulla di ciò che Cristo stesso ha rivelato e voluto. Si tratta di un grave e irrazionale pregiudizio, che da qualche decennio in modo incalzante pare ampiamente entrato paradossalmente anche nella stessa Chiesa Cattolica, come se ad esempio si fosse improvvisamente compreso cosa sia la Chiesa e il Vangelo solo dal Concilio Vaticano II in poi o dalla “rivoluzione” attualmente in atto.

Perdendo però questo passato (Tradizione) e ogni riferimento oggettivo, già la Riforma progettata ed attuata da Lutero ha provocato subito, e continua a provocarlo tuttora, una continua suddivisione al suo stesso interno, con sempre nuove innumerevoli sedicenti chiese e teologie protestanti, persino in lotta tra loro, anche se ciò non deve apparire, come ammoniva già Calvino a Lutero (vedi).

Dentro questo quadro relativista-nichilista, particolarmente dominante in Occidente, specie in Europa occidentale, nonostante le inaudite opportunità offerte dai nuovi mezzi di trasporto (aerei) e di comunicazione (dalla televisione a internet, come ogni nuova possibilità tecnologica), che fanno del mondo come si suol dire un “villaggio globale” – mezzi e opportunità che avrebbero mandato in visibilio i pensatori medievali, che dovevano invece muoversi con i cavalli e su strade talora difficilmente praticabili; e non avevano a disposizione neppure la stampa e scarseggiava persino la carta, dovendo utilizzare soprattutto pergamene, cioè pelli d’animale, e inchiostro per scrivere con penne d’uccello – tale “villaggio globale”, invece che permettere nuove possibilità di incontro e dialogo culturale, conduce sempre più la società a divenire un amalgama confuso e impossibile, appunto nichilista, cioè fondato sul nulla e quindi sostanzialmente invivibile.

Questo esito inesorabilmente nichilista del pensiero moderno e quindi della società che ne è poi scaturita (nichilismo paradossalmente denunciato proprio dal suo massimo esponente, cioè F. Nietzsche), trova le proprie cause più profonde, oltre che in una progressiva apostasia dalla fede cristiana, in un sostanziale abbandono della metafisica, accantonata e combattuta insieme al Medioevo che la riconosceva e promuoveva. Ciò ha inesorabilmente trascinato con sé, insieme all’oblio dell’essere, la perdita stessa della parola “verità” (come “adequatio rei et intellectus”, diceva ancora sapientemente S. Tommaso d’Aquino), ridotta sempre più in un’ottica soggettiva e provvisoria, cioè ad “opinione”, per poi divenire una parola vuota e persino proibita (oggi “verità” è l’unica parola ritenuta oscena e impronunciabile; peccato che chi afferma questo voglia però proprio affermare una “verità” indiscutibile)! Però, essendo la verità “il ben dell’intelletto”, potremmo dire il suo alimento, la perdita della verità pare proprio condurre il singolo e l’intera civiltà occidentale sempre più verso una sorta di “follia” (quanto è in tal senso significativo che chiamiamo “folle” uno che ha perso appunto “il ben dell’intelletto”, cioè la verità). Infatti la perdita della verità e della sua oggettività, che un uso retto della “ragione” può invece scoprire – certo anche con fatica e possibilità d’errore, senza con questo poter però affermare, come fa progressivamente il pensiero moderno, che la ragione sia sempre errante (un sospetto esagerato e suicida), altrimenti non potrebbe neppure accorgersi del proprio errore e sarebbe condannata ad un radicale silenzio – ha trascinato con sé la perdita della “ragione” stessa. Quale incredibile “eterogenesi dei fini” ha conosciuto l’Illuminismo! Quello che manca oggi, insieme certo alla fede e come ulteriore conseguenza della perdita di essa, è proprio la “ragione”; per cui l’uomo e la società contemporanea appaiono sempre più preda di una certa follia. A questo relativismo-nichilismo consegue una tanto auspicata “pace universale” (pensiamo al mondo nuovo sognato dalla massoneria e persino abilmente cantato da John Lennon nel suo celebre Imagine)? No, al contrario, questo oblio della ragione e questa eclisse della verità creano, oltre ad una drammatico vuoto esistenziale, che attanaglia l’esistenza in un’angoscia spesso prossima alla depressione, un fortissimo clima di violenza, perché, come spesso vediamo, quando non c’è più la forza della ragione, c’è quella dei muscoli … o delle bombe! Oppure, e non si sa cosa sia peggio, il deserto del nulla, la pace dei morti (nello spirito).


All’interno di questo quadro filosofico e culturale e sotto questo equivoco, in una società conseguentemente sempre più fondata sul “nulla”, anche la questione dell’immigrazione, tanto più se  selvaggia e clandestina come viene promossa ad esempio in Italia (nascondendo peraltro lauti interessi, oltra alla creazione di nuove forme di schiavitù), nasconde questa stessa logica nichilista, capace di distruggere, sotto l’apparenza dell’accoglienza, ogni identità culturale, civile e religiosa. Una distruzione che solo una paranoica miopia, se non appunto un occulto e violento progetto universale (New World Order), può confondere col diritto di emigrare (e il diritto di rimanere nella propria terra senza essere costretti ad emigrare e rendendola così più forte e progredita?), se non addirittura con la carità cristiana, che dovrebbe accogliere tutti, tutto e comunque, non importa quali siano le cause di tale fenomeno e quali possano esserne gli effetti. Si tenga inoltre presente che in tale quadro, proprio la forte presenza islamica tra gli immigrati (in Europa occidentale) – una presenza invece fortemente identitaria e in genere senza possibilità e volontà di integrazione e di dialogo (visto che nell’Islam ogni uso della ragione per sostenere la fede viene considerato una sua gravissima adulterazione e per questo essa va esportata anche con violenza e persino con la guerra, come è stato fin dall’inizio della loro storia) – crea appunto enormi problemi di convivenza e di integrazione. In realtà, proprio in tale immigrazione islamica (a differenza di altre immigrazioni, sia pur forti, come quella cristiana dall’Europa orientale, dall’America latina o dalle Filippine, ma persino quella cinese, sia pur con una cultura totalmente differente dalla nostra) pare nascondersi un reale progetto di conquista: dopo che da secoli appare svanito per loro il sogno di una conquista militare dell’Europa e di Roma stessa, peraltro più volte tentata (si pensi anche solo a Lepanto nel 1571 e a Vienna nel 1683) e persino attuata (nella penisola iberica come in quella balcanica), oggi la conquista sociale culturale e religiosa appare ancora più facile; e ciò non solo per questioni demografiche (la loro prolificità è nota, in contrasto con la nostra denatalità da suicidio demografico), ma proprio a causa del “nulla” culturale e religioso dell’Europa occidentale, che non è più in grado non solo di “missione” ma neppure di “resistenza” (vedi in proposito alcune notizie e considerazioni). In tutto ciò, non mancano poi certo gli estremismi fondamentalisti e gli stessi attentati terroristici.


Questa “espropriazione culturale”, per usare un’espressione che ebbe successo negli anni ’60 del secolo scorso, è da sempre promossa dalla Massoneria internazionale, non si capisce bene se per una sorta di luciferina spinta suicida, di un autoannientamento assunto dal cristianesimo stesso, o se perché in tale soporifero “brodo” sociale sia così più facile gestire i propri colossali interessi economici e di potere e così poter finalmente attuare il proprio sogno di un New World Order.

In tale contesto culturale e sociale, non dovrebbe peraltro essere difficile osservare come le stesse “democrazie occidentali” (vedi), come le stesse grandi organizzazioni mondiali, appaiano sempre più illusioni e maschere per coprire ben altri occulti interessi, politici ed economici (e infatti sempre più i popoli, scoperto l’inganno, non vanno neppure più a votare; intanto lorsignori comandano comunque, come abbiamo ampiamente visto anche di recente nella UE).

È noto come oggi, all’interno appunto di questo quadro culturale – prima filosofico, poi ideologico e quindi politico ed economico –  le parole “identità”, “tradizione”, “patria”, abbiano assunto un tono persino dispregiativo. E per convincere le masse che tali parole sono persino pericolose, allora si riesumano gli spauracchi dell’assolutizzazione folle di tali termini operata nei regimi dittatoriali del sec. XX, soprattutto il nazismo e fascismo (un uso paranoico, strumentale o ormai anacronistico di tali presunte minacce, che serve in realtà per coprire o la propria totale mancanza di idee e progetto politico, oppure ben altri occulti totalitarismi oggi subdolamente dominanti, oltre che per censurare il gravissimo totalitarismo e feroce “statolatria” attuati nel passato ma pure nel presente dallo stesso comunismo, visto che gli antenati politici di chi paventa oggi tali presunte derive dittatoriali ne erano proprio gli artefici o comunque a tali dittature marxiste/maoiste si riferivano).


Come allora coniugare il passato (senza rimanerne fossilizzati), il presente (che non si comprende però pienamente senza il passato) e il futuro (senza progettarlo artificialmente a tavolino, come hanno fatto invece tutte le ideologie della Modernità, inventandosi una realtà che non c’è, a tal punto che se la realtà smentisce le ideologie sarebbe la realtà a sbagliare)?

Nella sapienza medievale troviamo in proposito quelle espressioni diventate poi universalmente note, come quella, emersa dalla culturalmente feconda e cattolica “Scuola di Chartres”, secondo cui tutti noi, come ogni nuova generazione, “siamo nani sulle spalle di giganti”; espressione che indica plasticamente come si rimarrebbe piccoli e miopi senza un passato (di civiltà), anche se poi, con questa eredità, si possono e si debbano fare anche nuove scoperte, cioè vedere ancora più lontano.


Come abbiamo già osservato, l’Illuminismo è stato invece sostanzialmente succube di questa pretesa di assoluta novità (da cui l’idea stessa di “rivoluzione”) e dell’odio verso il passato, specie quello cristiano medievale (definito, in contrapposizione ai nuovi “lumi” della ragione, “oscurantismo” e “secoli bui”). Così, la rivoluzione, che non era assolutamente un movimento di popolo come si vuol far credere, non era mossa solo dall’odio della nuova borghesia, che ambiva al potere, nei confronti della dinastia reale o dell’alto clero, ma appunto del progetto massonico di estirpazione dell’identità cattolica francese ed europea (come il genocidio della cattolica Vandea, che non volle sottomettersi ai diktat dei rivoluzionari, sta lì ulteriormente e tragicamente a dimostrare, vedi).

Se l’illuministica pretesa della “rivoluzione” (vedi), col suo rifiuto del passato e come se ogni volta la storia cominciasse con noi, fa sentire il proprio strascico culturale ed esistenziale non solo nelle dittature della prima metà del ‘900 – basterebbe ricordare la pretesa di contare gli anni dalla propria ascesa al potere (si pensi all’“era fascista”, peraltro durata solo 20 anni; ma conteggio già auspicato da Napoleone e da altri; in fondo anche Nietzsche profetizzava provocatoriamente che si sarebbero contati gli anni da lui e dalla sua filosofia e non più da Cristo) – ma anche nelle apparentemente più pacifiche “rivoluzioni” del secondo dopoguerra (vedi ad esempio la “rivoluzione” del ’68, la cui lotta di classe si è poi sostanzialmente tradotta in lotta contro la fede cristiana e per la liberazione totale della sessualità, che pare essere l’unica rivoluzione che abbia davvero raggiunto lo scopo). Tutto ciò, fino appunto alla stupida “Cancel culture” o di analoghe pretese di suicidio culturale e di un’intera civiltà (una civiltà occidentale e cristiana di cui ci si dovrebbe sempre e comunque vergognare, quando invece è stata quella trainante l’intera storia e civiltà mondiale).


In una società di questo tipo, senza passato e senza basi, specialmente imperante nell’Occidente ex-cristiano, è interessante notare come si sia significativamente ecclissata anche la figura del padre, per non dire dell’educatore in genere. Dentro una logica relativista e scettica, ogni educazione non potrebbe infatti che apparire come una violenza, un’imposizione alle nuove generazioni e sugli altri.

L’Occidente è sostanzialmente senza padri, non solo per la drammatica denatalità da vero e proprio suicidio demografico (rimpiazzato invece da un’immigrazione di chi invece ha una propria chiara identità e genera pure tanti figli, come appunto i musulmani), e neppure solo per le attuali follie neo-femministe sul “patriarcato” o analoghe nuove idiozie (com’è significativo che Dante, mettendo gli “ignavi” ai bordi stessi dell’inferno, neanche degni di entrare pienamente in esso, li presenti come eternamente condannati a correre nudi dietro ad una falsa, vuota e diabolica insegna!), ma soprattutto per la pressoché assoluta mancanza di capacità educativa.  

Oggi persino un bambino pretende che il mondo e la storia comincino con lui; e quindi non solo non vuol sentire ordini dei genitori (e non si tratta più solo delle classiche marachelle o disobbedienze), ma tratta i genitori stessi come incompetenti e superati, pretendendo di imporre loro la propria volontà. Sono i genitori che devono obbedirgli (e spesso lo fanno con assoluta ingenuità e idiozia). Il padre (ma pure la madre) assente o diventato solo “amico” alla fine non serve. In questo vuoto nichilista, allora si capisce come si giunga persino alla follia di inventare pseudo-famiglie con due padri o due madri! Se poi anche un insegnante pretendesse ancora di esercitare una certa autorità educativa, si troverebbe di fronte non solo alla ribellione dello scolaretto, ma all’opposizione talora persino violenta dei suoi genitori (però se inneggia all’ideologia Lgbt, fa memoria del Ramadan e vieta i riferimenti cristiani a Natale e Pasqua perché sarebbero non inclusivi, allora invece va tutto bene). Semmai si deve obbedire solo all’allenatore sportivo, perché ormai non c’è che il culto del corpo.


Facciamo allora in proposito una brevissima nota proprio sulla questione dell’educazione.

È certo bene che ciascuno si senta “unico e irripetibile”, perché infatti così ci ha voluto e creato Dio. Nessuno deve essere la “fotocopia” di un altro. Strano che poi l’adolescente ribelle e contestatore, che rivendica la propria autonomia e originalità, diventi assai spesso una “fotocopia” degli amici e dei nuovi modelli imposti dalle mode.

Se è inammissibile che un bambino si senta padrone del mondo (a dire il vero è inammissibile che si senta tale anche un adulto, perché solo Dio è il Creatore e il Signore) e pretenda comandare lui (ai genitori stessi, talora persino complici e compiacenti), sarebbe certo ugualmente improprio che crescendo continui a seguire pedissequamente quanto gli è stato trasmesso, senza porsi domande e conoscere il perché di ciò che è chiamato a vivere.

Come risolvere allora tale questione, che si presenta in qualsiasi genitore serio e che voglia appunto educare alla verità e al bene (anche e soprattutto in ordine alla salvezza eterna) i propri figli? C’è una “terza via”, per non scadere né in uno sterile “autoritarismo” (vuoto e persino psicologicamente pericoloso, impedendo una vera maturazione del figlio; vedi il classico “fai così perché te lo dico io; poi dopo i 18 anni o quando sarai economicamente autonomo farai quel che vuoi!”), né, pericolo oggi assai più frequente e ancor più dannoso, in una sorta di “assenteismo educativo” (un sostanziale “fai quel che vuoi”; semmai solo un “cerca di andare bene a scuola” o “cerca di diventare un campione sportivo” e poi, soprattutto, “se fai sesso ricordati di farlo in modo protetto”!) (vedi la News “Emergenza educativa”)?

Esiste una soluzione giusta ed equilibrata a tale questione educativa?; anche se da tradurre ed applicare di volta in volta, con pazienza e secondo le caratteristiche uniche proprie del figlio (pure se si avessero molti figli, come peraltro sarebbe cristianamente doveroso se possibile, si vedrebbe che non ne esistono due uguali e da trattare proprio allo stesso modo, al fino proprio della loro crescita e maturazione). La soluzione è sintetizzabile nella parola “autorevolezza”. Cosa significa? Significa che si deve dare anzitutto l’esempio di ciò che si insegna (è ad esempio quasi inutile dire “vai a Messa, anche se io non posso venire perché non ho tempo”). Non è però vero che basti questo, come si sente spesso dire: perché se il figlio vedesse ad esempio il genitore andare a Messa sempre, ma nessuno gli spiega bene cosa sia la Messa e perché dobbiamo andarci e viverla bene, l’esempio non sarebbe appunto ancora sufficiente. Inoltre l’esempio, pur importante, non basta, perché il figlio ha tutto il diritto e dovere di poter essere anche migliore del genitore (come infatti qualche volta capita, anche per la vita di fede). Dov’è allora la radice e la soluzione del problema educativo, come indica appunto la stessa parola “autorevolezza” (che non è né autoritarismo né un lasciar correre)? Si tratta appunto nientemeno che la questione della verità e la capacità della ragione di conoscerla, comunicarla e apprenderla. Occorre cioè che l’educatore (in primis il genitore) spieghi il perché di tali idee da avere (la verità) e scelte da compiere (il bene). Insomma, si tratta proprio di fare leva sulla caratteristica principale dell’essere umano, che è appunto la “ragione”, cioè il poter capire il perché, dunque la verità e il significato, sia della vita come delle cose della vita, come pure della fede! In questo modo il “tradere” (Tradizione) non è solo una consuetudine ma un progressivo prendere coscienza, cioè appunto “sapere” perché è così, perché è proprio vero! Ovviamente, se il genitore ne è lui stesso all’oscuro, è chiaro che non potrebbe neppure trasmetterlo. E quanto più le domande e i dubbi crescono, a meno che non sia futile polemica, tanto più occorre fornire le spiegazioni, il perché. Il figlio che cresce ha tutto il diritto e il dovere di conoscere tali perché, cioè appunto la verità!

Quanto è significativo, anche in tal senso, che nella Bibbia, già fin dall’inizio dell’Antico Testamento, si dia questa indicazione, proprio anche nell’educazione dei figli. Non c’è solo il IV Comandamento “Onora il padre e la madre”. Peraltro già questo Comandamento non indica solo il dovere dei piccoli di “obbedire” a papà e mamma (ammesso che i genitori insegnino secondo la volontà di Dio, altrimenti i figli devono disobbedire ai genitori per obbedire anzitutto a Dio), ma anche il dovere dei genitori di educare i figli nel vero bene e nell’obbedienza alla volontà di Dio, impegno solennemente assunto di fronte a Dio e alla Chiesa già nel loro Matrimonio cristiano (ne è una condizione per poter essere celebrato) come nel Battesimo dei loro figli [cfr. nel Catechismo della Chiesa cattolica (vedi, nn. 2195/2257) e relativo Compendio (vedi),  vedi nell’Esame di coscienza e vedi pure nella Dottrina sociale della Chiesa, specie i nn. 26/28)].

Leggiamo appunto già nelle prime pagine della Bibbia (cfr. Es 13,14) un esempio di come si svolge questo processo educativo, anche religioso. Il bambino vede ad esempio fare dei riti religiosi, come quelli della Pasqua ebraica e proprio nel contesto della cena pasquale; poi, crescendo, il ragazzino ad un certo momento chiede “perché facciamo questo?”; a quel punto il padre racconta dove e quando (cioè il perché, il racconto storico) tale rito sia cominciato, a cosa si riferisca e che significato abbia, ricordando (ecco la “memoria storica”, dello stesso intervento di Dio) come il loro popolo fosse stato schiavo in Egitto, come fu liberato da Dio, cosa rappresenti l’agnello immolato e mangiato come il pane non lievitato e le erbe amare, quindi il passaggio (in ebraico corrisponde appunto al termine “pasqua”) miracoloso del Mar Rosso, l’esperienza del deserto (quando Dio provvedeva anche al loro sostentamento) e soprattutto l’Alleanza con Dio sul Sinai e il dono divino della Legge, da seguire per rimanere in tale alleanza e vivere, come singoli e come “popolo di Dio”.

Ecco il metodo educativo. Si nasce in una cultura, identità e religione. Il bambino la assorbe senza neppure accorgersene. Poi crescendo chiede a un certo momento il perché di tutto questo, perché si fa così e si deve fare così. Ed è lì che il padre (il genitore, l’educatore) dà prova non solo del suo fare (esempio, testimonianza) ma di possedere e trasmettere le ragioni stesse della propria fede, della sua cultura, della tradizione in cui si è nati e cresciuti e in cui si vive in tale popolo e civiltà.

Ora capita invece assai spesso, anche in Italia, che la fede (ma si potrebbe dire pure il patrimonio autentico e bimillenario della nostra civiltà) né venga vissuta, né sia davvero conosciuta e quindi tanto meno trasmessa. Si interrompe il “tradere”, cioè la capacità di trasmettere quello che si è ricevuto (cfr. 1Cor 11,23), una “tradizione” peraltro bimillenaria e necessaria per la salvezza eterna!

In questo vuoto educativo e di fede, allora i contenuti e i giudizi morali (sul senso della vita) e sulla storia stessa della Chiesa, si apprendono invece dalla televisione, dai mezzi di comunicazione, dall’opinione pubblica o mentalità dominante, oltre che dalla scuola stessa. E tutto ciò viene assorbito dai figli senza che i genitori stessi neppure se ne accorgano, nonostante che tali contenuti siano spesso persino opposti alla verità, alla volontà di Dio, alla vita cristiana e magari alla stessa educazione cristiana ricevuta in famiglia. Capita che anche lo stesso buon genitore cristiano sia andato avanti negli anni per una sorta di inerzia (vedi la News su “Fede e Sacramenti”), di abitudine, senza una vera conoscenza e consapevolezza della propria fede e che quindi non sia ovviamente in grado di trasmetterla, non conoscendone egli stesso le ragioni. Normalmente, quando poi il figlio si ribellerà e non vorrà più seguire o adattarsi a tale tradizione, sarà troppo tardi: il danno fatto dalla cultura dominante e dai pregiudizi anticristiani, inculcati fin dalla più tenera età e persino dalla scuola, oltre che dagli strumenti di comunicazione di massa, sarà già compiuto e nella mente del figlio quel vuoto educativo sarà già stato ampiamente sostituito, anche impercettibilmente, dalla cultura dominante, in genere oggi diametralmente opposta a quella cristiana, pur non palesandolo sempre in modo evidente.

In questo senso, mancando questo lavoro educativo a livello di menti e di cultura, anche la partecipazione, peraltro sempre più scarsa, dei ragazzi e dei giovani alle stesse strutture cattoliche (magari solo caritative o addirittura solo ricreative) non garantisce più nulla; in tale ignoranza religiosa e sulla vita stessa della Chiesa, capita infatti poi spesso di vedere molti che ad un certo punto non solo abbandonano improvvisamente le parrocchie e tali ambienti cattolici, ma ci si accorga che pur dopo anni e anni di “frequenza” cattolica, di fatto non sanno nulla dei contenuti della fede, della morale e della stessa Chiesa e della sua storia bimillenaria costellata da miriadi di Santi; è come se ad un certo punto cambiassero opinione, facciano altre scelte come tra diverse opinioni equivalenti (tanto il  mondo comincia appunto con loro e si può scegliere tra ciò che piace di più). Ci si è mai posta la questione della “verità”? Si coglie che il problema è scoprire ciò che è vero e non ciò che piace al momento? Ma il problema è che anche nei pochi che continuano ancora a frequentare la Messa e le stesse strutture cattoliche, a ben vedere la loro mentalità non è affatto cristiana e la loro ignoranza (della fede, della morale, della storia stessa della Chiesa) è abissale!

C’è però una controprova, cioè la testimonianza offerte proprio da non pochi giovani, anche se certo una minoranza ma assai convinta ed entusiasta, che sta a dimostrare come quel vuoto interiore, quel deserto spirituale e persino quella ribellione di molti ragazzi e giovani nei confronti della fede cristiana e della Chiesa, in realtà sia appunto la conseguenza di una ignoranza di cosa sia davvero la fede. Ecco perché, persino nei Paesi più laicisti (come la Francia), non pochi giovani, quando vengono a conoscenza del prezioso e autentico patrimonio (religioso, culturale, artistico e pure liturgico) della storia della Chiesa cattolica, e quando questo è possibile vederlo incarnato in promettenti comunità giovanili se non persino in floride e storiche comunità monastiche, manifestino non solo una sentita attrazione ma persino si coinvolgano con tutto se stessi in tali esperienze (magari riduttivamente definite da molti semplicemente come realtà “tradizionaliste”) (vedi in proposito la News “Giovani e monasteri” e i numerosi link in esso indicati).


Perché è dunque doveroso conoscere e studiare bene la storia? E perché, specialmente per un cattolico, è addirittura moralmente doveroso studiare la vera “storia della Chiesa”?

Quando diciamo “moralmente doveroso” intendiamo che sarebbe un grave peccato di omissione, di pigrizia o di accidia non farlo. Questo ovviamente in base alle proprie possibilità intellettuali e di tempo; ma il tempo se si vuole si trova sempre; e se non è certo possibile a tutti attardarsi in letture specialistiche, è però sempre possibile trovare (e dobbiamo cercarle con acribia) testi di più sintetica ma ugualmente corretta esposizione.

Ci permettiamo sottolineare come il presente sito presenti già sintetici documenti sugli argomenti più scottanti della storia della Chiesa, come ricorderemo anche qui al termine.


C’è poi un motivo superiore perché un cristiano debba essere appassionato della storia. È perché la Bibbia stessa è una lunga storia (vedi la News “Bibbia e cultura”), la “storia della salvezza”, cioè la lunga storia d’amore dell’alleanza tra Dio e gli uomini, che si è esplicitata già attraverso fatti e parole, cioè eventi storici e insegnamento dei profeti, per 19 secoli nella storia degli Ebrei (Antico Testamento), per trovare culmine e pienezza nella venuta di Dio stesso nella storia, cioè in Cristo, vero Dio e vero uomo, Figlio di Dio e unico Salvatore dell’uomo.

Dunque, a differenza di tutte le religioni, quella ebraica e cristiana ha il proprio fondamento, la Rivelazione stessa di Dio, non tanto in una dottrina astratta, in un libro sacro, ma in un fatto, in una storia. La Bibbia (pur essendo un libro, anzi l’insieme di 73 libri) è la “storia della salvezza”, la Rivelazione stessa di Dio attraverso fatti (appunto una storia) e parole (profeti), fino all’Incarnazione stessa del Verbo di Dio (Logos) in un uomo (cfr. 1Gv 1,1-3); un avvenimento talmente centrale per la storia stessa dell’umanità, che la nascita di Cristo determina il conteggio stesso della anni della storia, contati prima o dopo questo avvenimento (avanti Cristo o dopo Cristo).

Ed il bello dei “fatti” è che non sono teorie astratte su cui si possa discutere o avere le proprie opinioni – anche se in realtà anche le filosofie possono e devono essere indagate razionalmente per coglierne la “verità” o meno – ma avvenimenti , di cui si può indagare e scoprire se siano realmente accaduti; ma una volta scoperti non possono essere negati (un fatto non si può negare). Siamo appunto di fronte ad un dato oggettivo e non ad una opinione soggettiva. Poi va certo indagato il senso di quanto accaduto e che riverbero possa e debba avere sulla propria vita. Ma intanto “è accaduto”, non lo posso togliere! Al massimo lo posso dimenticare, non cancellare. E se, come in questo caso, si tratta appunto dell’intervento di Dio (nella storia, ma talora ci sono anche fatti della propria vita personale che non possono essere casuali ma sono un chiaro segno dell’intervento di Dio) il dimenticarlo è in fondo gravissimo, anzi è la radice di ogni peccato!

Certo, con Cristo possiamo dire che non solo si è conclusa la Rivelazione divina all’umanità (non essendoci e non potendo mai esserci altra o superiore Rivelazione di Dio oltre la Sua stessa venuta – e già questo smentisce l’Islam, che invece è nato dopo 6 secoli), ma per certi versi si è chiusa la storia stessa. Infatti, pur essendo passati oltre 2000 anni e non sappiamo quanti ancora ne passeranno, la storia ha già raggiunto la sua pienezza e il suo senso ultimo, appunto in Cristo Signore. In fondo siamo cioè entrati con Cristo negli “ultimi tempi”. Questo tempo rimanente, fino al Suo ritorno glorioso che segnerà il Suo Giudizio universale e l’inizio dell’eternità beata o dannata, è dato all’umanità solo perché tutti abbiano il tempo di convertirsi a Lui e salvarsi.

Nonostante poi che oggettivamente Cristo abbia già vinto il potere di Satana, rimane però ugualmente uno scontro tra il suo regno diabolico (potente ma comunque limitato) e il Regno di Dio, che ovviamente è e sarà quello vincente. Tale scontro avrà pure una dura fase finale, dove, insieme allo scatenamento di Satana, si vedrà pure una particolare presenza e potente intercessione di Maria Santissima, come trapela fin dall’inizio della Bibbia (cfr. Gn 3,15) e come risplende infine nell’Apocalisse (Ap 12), oltre che in numerose apparizioni e rivelazioni mariane degli ultimi due secoli (vedi il documento).


Con la Bibbia è emerso pure “il senso della storia”: non solo il suo autentico significato (Verità), ma la sua stessa concezione. Una concezione lineare e progressiva, che trova la sua origine nella Creazione, il suo culmine in Cristo, il suo sbocco nella trascendenza (eternità).

Questa novità biblica del senso della storia è ad esempio ben sottolineata da un testo di un grande filosofo russo: Nikolaj Berdjaev, “Il senso della storia“, Jaca Book, (1971) 2023 (vedi).

Anche quando il pensiero moderno si erge contro il cristianesimo stesso, ne vive comunque di conseguenza, anche su questo. Si pensi appunto alla concezione “lineare” della storia, entrata ormai nel patrimonio culturale universale e nel sentire comune; quando invece prima dell’avvento del cristianesimo di fatto prevaleva una concezione “circolare”, ciclica, deterministica, dove al di sopra persino delle divinità pagane regnava sovrano il Destino, il Fato, privando così l’uomo della sua stessa solo apparente libertà (tutto è già scritto). Non è peraltro difficile cogliere, anche nella nostra società post-cristiana e neo-pagana, come ritorni prevalente l’idea di destino, di “fortuna/sfortuna” (persino la parola “auguri” si riferisce inizialmente a divinità pagane), come il ricorso agli oroscopi per scoprire come le stelle e non la nostra libera volontà determinino la nostra via, appunto il nostro “destino”. Invece già gli Ebrei nell’Antico Testamento avevano ben capito, per Rivelazione divina, che la storia, personale e dell’intero popolo, non dipende da un destino, ma dalla obbedienza o disobbedienza a Dio (l’obbedienza conduce al bene e la disobbedienza conduce al male), perché Dio sa quale sia il nostro vero bene e vuole donarcelo; quindi l’obbedienza a Dio è la radice dell’autentica riuscita della vita e della stessa vera gioia.

Quando anche il pensiero moderno, con la sua incensata e perfino ossessiva idea di “progresso”, o lo stesso pensiero ateo (si pensi a quello di K. Marx, con la sua aspettativa di un comunismo come destino della storia; peraltro una visione “messianica” che tradisce persino le proprie ascendenze ebraiche), come pure la comune accezione di “nuovo” come sinonimo di “migliore” (accezione che semmai vale per la tecnologia ma non certo per la moralità personale e sociale, come per lo stesso divenire storico, dove è chiaro che possiamo andare infatti verso il meglio ma pure verso il “peggio”), tradiscono questa magari inconsapevole radica biblica (persino messianica), cioè ebraico-cristiana (anche se oggi spesso confusa con la dialettica storica di Hegel, che confonde trascendenza e immanenza, fino negare il principio stesso di non-contraddizione).

Non a caso F. Nietzsche, l’ateo più rigoroso, estremo e consequenziale (vedi News “Dio è morto!”), volendo cancellare radicalmente il cristianesimo, si trova poi inevitabilmente a ritornare all’arcaica “concezione ciclica” della storia (“eterno ritorno dello stesso”), concezione che se sembra paradossalmente ridonare all’uomo una sorta di “innocenza originaria” (vedi Il divenire innocente, vedi anche Oltre il Nulla), perché di fatto lo deresponsabilizza totalmente di ciò che accade, in realtà priva l’uomo della sua stessa libertà, quindi del suo stesso essere uomo (Nietzsche ne è consapevole e prospetta infatti un “oltre-uomo”, Übermensch).


Se è dunque doveroso conoscere la storia (e la cultura) della civiltà in cui si è nati o dove si è andati a vivere, per il cristiano cattolico è appunto particolarmente e anche moralmente doveroso, come abbiamo già ricordato, conoscere la vera “Storia della Chiesa” (pena non conoscere appieno neppure la propria fede e la stessa identità culturale della civiltà in cui si vive). Rimane certo la questione di come o cosa andare a studiare, non essendo in genere possibile avere molto tempo per farlo e non dovendo appunto essere specialisti di tali studi storici.

Possiamo dunque chiederci cosa sia particolarmente necessario conoscere se non approfondire. Dobbiamo poi chiederci, perché è un sospetto più che lecito, se sia possibile raggiungere una certa obiettività in tali studi e conoscenze storiche.

Cerchiamo di dare una sia pur rapida risposta a questi due quesiti.

Ovviamente, non potendo conoscere ogni cosa, è bene approfondire, al di là dei propri interessi o curiosità personali, lo studio di quegli avvenimenti che più possono aver inciso e incidono sul nostro presente e appunto sulla nostra stessa identità, trovando stimolo nelle esperienze positive del passato e cercando di non ripetere quelle negative.

Sotto questo aspetto sarebbe bene, ma è cosa abbastanza rara nei normali studi di storia, specie a livello scolastico, che non ci si limitasse alla storia dei grandi eventi (ad esempio le guerre) o dei grandi reggitori dei popoli (sovrani, re, imperatori, governatori), ma si penetrasse il più possibile nella storia stessa dell’uomo e dei popoli.

Sulla storia della Chiesa, al di là dello stesso principio e comunque prestando particolare attenzione a ciò che può essere particolarmente utile alla propria anima, vedi ad esempio la storia dei Santi, la loro testimonianza, le loro opere e i loro insegnamenti (quanto era saggio che gli stessi calendari cristiani ci aiutassero a farne memoria; calendari cristiani oggi in genere abbandonati e sostituiti laicamente e persino stoltamente vedi). Dovrebbe però essere indispensabile – se non per tutti ma almeno per chi frequenta le scuole e studia la storia, ma anche per chi legge in proprio certi libri, o vede certi certi programmi televisivi, film, opere teatrali, talora persino certi musei tendenziosi, anche se sembrano obiettivi, o sente certi giudizi o pregiudizi circolare anche tra amici e conoscenti – andare a studiare come stiano realmente le cose, soprattutto a riguardo appunto della storia della Chiesa.

Circa la possibile o non possibile obiettività non possiamo ovviamente trattenerci qui in ampie considerazioni, che peraltro hanno occupato sempre le menti e le ricerche degli studiosi. Facciamo solo qualche sottolineatura.

Certo la scienza storica non è una scienza esatta, né può pretendere un’obiettività paragonabile almeno a quella delle cosiddette scienze sperimentali. Tra l’altro in genere lo storico, tranne che per i tempi più recenti, non può avvalersi di documenti apparentemente più inoppugnabili come quelli oggi disponibili (foto, filmati, registrazioni, ecc.; anche se è vero che pure questi mezzi, come si può osservare anche nel cinema, persino nei documentari, o in televisione, possono essere ugualmente manipolabili e persino falsi, anche se facilmente creduti dalle masse). Lo storico in genere ha a che fare soprattutto con degli scritti, oltre che certi reperti perfino archeologici (si dice infatti che una vera e propria storia di una civiltà sia possibile solo con l’apparire in essa della scrittura). È dunque chiaro come sia difficile raggiungere un’inequivocabile attendibilità e obiettività. Spesso ci si muove o tra pochi dati disponibili, o al contrario in un oceano di dati dove si è obbligati comunque ad effettuare delle scelte; è poi comunque possibile che emergano nuovi dati che smentiscono magari le ipotesi precedenti.

Si pensi che tra l’altro questa ricerca per così dire di primo livello non è che di pochi specialisti; perché poi la maggior parte degli altri studiosi si avvale di studi compiuti da altri. E ciò fino al livello dello studente scolastico e persino universitario (se non forse nella fase di preparazione della propria tesi, ma anche questo è oggi raro), per non dire del lettore medio e occasionale (che magari si crede erudito ma in realtà si fida ad esempio di Wikipedia).

In fondo ogni conoscenza si rifà a competenze e studi di altri. Potremmo dire che si tratta comunque di un “atto di fede”. Anche uno studente compie comunque atti di fede nell’insegnante o in un libro di testo e in altri libri letti o indicati.

Tale “atto di fede”, anche lecito perché si rifà appunto a competenti (ammesso che lo siano) e non si può appunto verificare tutto di persona, può diventare invece ingenua “credenza” (anche se può essere anche assai diffusa e creduta assolutamente “vera” dalle masse) se la fonte è semplicemente la televisione (la famosa certezza popolare fondata su “l’ha detto la TV!”) o un sedicente esperto, o una certe stampa. Spesso infatti, persino quando si dichiarano “indipendenti”, tali potenti sorgenti di informazione (ma in fondo la scuola stessa e certi insegnanti e libri di testo) non sono affatto “neutrali”, anzi spesso sono fortemente dipendendi da certi forti poteri culturali e persino economici (non a caso, pur essendo attività in genere con bilanci in passivo, possedere un quotidiano e una televisione è il segno più ambito di chi vuole maggiormente incidere sulla società). Se poi si parla di possibili denunce per “fake-news”, doverose quando si giunge addirittura alla calunnia (e qua la giustizia dovrebbe essere più rapida nella verifica, senza giungere a rivalutare l’ingiusto accusato “post-mortem” o dopo che è già stato distrutto socialmente o politicamente), anche questo oggi si presta a nuove violenze e censure, eliminando tutto ciò che non sia allineato al potere dominante e osi porre giudizi alternativi, sia pur fondati.

Riguardo alla storia della Chiesa occorre poi un’attenzione e un senso critico particolare, ricercando se possibile fonti alternative e più sicure rispetto a ciò che spesso viene invece propagandato come verità, già dalle scuole. Questo appunto per non cadere ingenuamente in falsità, leggende, luoghi comuni e pregiudizi.

Ciò non significa che si tratti di “credere” allora sempre e solo a qualcuno; e che questo implichi quindi solo una visione “di parte”. La fiducia data a certi studi o ricercatori è talora più che meritata e fondata. Se dovessimo verificare tutto di persona e non potessimo o volessimo avvalerci dei studi compiuti da altri, certo in base a garanzie e nel caso anche con possibili verifiche o studi alternativi, saremmo ancora all’età della pietra. Siamo appunto “nani sulla spalle di giganti”!

Ciò non impedisce però che certi pregiudizi si diffondano persino indisturbati e per secoli.

Se poi ci sono degli “idòla theatri” (vedi la News), cioè argomenti e testi che circolano perché di moda, certo è doveroso non accodarsi immediatamente, ma se possibile, ed è spesso possibile, verificare la loro maggiore o minore o persino nulla attendibilità.

Quando certi pregiudizi circolano impunemente perché alla moda, o persino perché esistenzialmente comodi (la verità edifica ma talora è scomoda!) o addirittura non ammettono contraddittorio o ancora non si ammettono fonti alternative proprio perché alternative e considerate a priori “di parte”, allora è assai arduo discutere, dialogare, cercare davvero la verità e ci si preclude a priori la possibilità di trovarla, non perché sia in sé inaccessibile ma perché appunto non la si vuole conoscere.

Rimane invece la possibilità, nonostante tutto, di una seria e reale obiettività. In fondo è un riconoscimento delle possibilità stesse della ragione.

Come abbiamo sottolineato nel dossier sul Medioevo (vedi), paradossalmente (pensando ai pregiudizi diffusi già dall’Illuminismo e purtroppo quasi più tramontati a livello di massa, anche se invece assai rivisitati a livello di alta cultura) proprio in quel periodo si aveva una tale fiducia nella ragione da non temere il dialogo con chiunque: era il metodo ad esempio delle Quaestione disputatae (vedi),  dove ogni tesi veniva adeguatamente spiegata e posta a confronto con la tesi opposta e le sue ragioni; così emergeva dove stesse l’errore e dove la verità, che intanto veniva così approfondita.

Torniamo però ancora a fare una sottolineatura sulla questione della possibilità di una reale obiettività negli studi storici.

C’è chi appunto osserva che già a livello di ricerca sia quasi impossibile muoversi, nella ricerca stessa delle fonti, con obiettività e non senza già pregiudizi storici se non addirittura ideologici. Molti infatti propendono, un po’ cinicamente, nel considerare come gli studi storici siano in genere fatti a partire dalla prospettiva dei “vincitori” e comunque della cultura dominante e al potere. Nella grande stampa, nella televisione, in certe case editrici, ma in fondo anche nella scuola, questa prospettiva è certo prevalente. Ciò non significa però che non si possa compiere una ricerca, uno studio e delle letture alternativi. A ben cercare, esiste e oggi è anche maggiormente accessibile (anche su internet), una quantità enorme di documenti che permette appunto studi per così dire “alternativi” (e leggere la storia anche nella prospettiva dei “vinti”, delle minoranze culturali e persino popolari).

È certo fuor di discussione che in una data realtà culturale e politica, pure nel presente e nelle realtà apparentemente anche più libere e democratiche, ci sia una cultura dominante, che si serve della storia per convalidare e sostenere le proprie tesi, la propria visione delle cose e soprattutto il proprio potere. Inutile negare  che le scuole, specie di Stato (che talora hanno perfino il monopolio), siano servite e servano a tale scopo. Così avviene per tutti gli altri mezzi di comunicazione culturale, dalla stampa all’editoria, dal teatro al cinema, dalla radio alla televisione.

In Italia, ad esempio, visto che concluso il Risorgimento era evidente che si era fatto un certo tipo di Italia, che non corrispondeva affatto all’identità reale del popolo italiano, per cui, secondo il noto adagio, si trattava ancora di “fare gli Italiani”, si pose in atto un ingente impegno per monopolizzare il mondo culturale e quello delle stesse scuole [vedi il dossier (vedi spec. 7.6) e vedi il documento (vedi spec. domanda 28)].

Si pensi ad esempio che persino l’invenzione stessa della stampa tornò assai utile già a Lutero per diffondere le proprie tesi eretiche (protestanti). Così nel sec. XIX l’invenzione e la stampa dei quotidiani tornò assai utile, anche nell’Italia post-risorgimentale, per diffondere il verbo massone e laicista (a fronte di questo anche il Vaticano e la Chiesa italiana cercò di avere i propri quotidiani). Anche a fronte dell’invenzione della radio, che già permetteva una capillare diffusione delle idee e delle notizie via etere e quindi entrare in tutte le case, il Vaticano stesso cercò di stare all’altezza della situazione: fu lo stesso Guglielmo Marconi a produrre la Radio vaticana e a renderla poi udibile in tutto il mondo. Anche per il cinematografo molte parrocchie avevano provveduto ad averne di propri, magari preoccupandosi più della moralità (visto che proprio il cinema fece da volano per diffondere sempre più l’immoralità sessuale) che dei contenuti (si pensi al “Nuovo Cinema Paradiso”). Invece con la nascita della televisione (in Italia nel 1954) non fu praticamente più possibile sostenere fonti alternative; oltre ad essere particolarmente invasiva (in poco tempo si impose in tutte le famiglie e in tutte le sere, sostituendosi al dialogo e al S. Rosario in famiglia) e a diventare fonte indiscutibile e certa di conoscenza (il fatidico “l’ha detto la TV!”), sostenere il costo di innumerevoli ripetitori sul territorio (perché di questo aveva bisogno la televisione) era impossibile persino per le finanze vaticane. Lo Stato ne tenne l’assoluto monopolio per anni; poi, quando nacquero le televisioni private, solo grandi imprenditori (!) poterono permettersi di coprire l’intero territorio nazionale. [Avere una propria televisione (non certo per una passione culturale ma appunto per un potere culturale e di informazione senza precedenti nella storia) era un sogno talmente difficile da realizzare che rimase tale anche per la famiglia Agnelli, che pur possedeva, oltre ovviamente alla FIAT, anche quotidiani (La Stampa) e squadre di calcio (Juventus)].

Se dunque il pensiero anticristiano dell’Occidente post-illuminista riuscì a progressivamente diffondersi ovunque (compresa, col Risorgimento, la pur fino ad allora cattolicissima Italia, che in Roma gode del privilegio di avere la sede mondiale del Papato e quindi della stessa Chiesa cattolica universale), specie attraverso le scuole, le università, le biblioteche (inizialmente accessibili solo all’élite, cioè alla classe dirigente) e poi la stampa, fino poi appunto mediante la radio e la televisione (questa sì accessibile quotidianamente da tutti!), riuscì pure progressivamente a diffondere tutti quei pregiudizi storici contro la Chiesa cattolica, spesso veri e propri “miti” già ben costruiti nel XVIII e XIX secolo e poi ampiamente divulgati a livello culturale dai poteri massonici ma persino imposti dai sistemi dittatoriali andati al potere nel XX secolo in Europa.

Anche in Italia, se con la fase post-risorgimentale tali pregiudizi anticattolici furono divulgati dal potere culturale fondamentalmente liberal-massonico, e nel ventennio fascista l’ideologia dominante, al di là di un sospetto rispetto per la Chiesa cattolica (perché l’Italia è comunque l’Italia e Roma è comunque Roma; però guarda caso proprio sull’educazione della gioventù si arrivò ad un duro scontro tra Mussolini e la Chiesa) divulgò e impose la propria cultura pagana e persino statolatrica, dopo la II Guerra Mondiale, sia pur con la grande maggioranza politica dei Cattolici in politica (Democrazia cristiana) e l’indubbio appoggio anche economico degli USA (anche perché l’Italia aveva i PCI, cioè il più potente e organizzato partito comunista dell’Occidente, lautamente sostenuto da Mosca e con forte influsso culturale specie sul mondo studentesco oltre che operaio), la cultura dominante oscillò continuamente tra un liberalismo/radicalismo di influsso occidentale e un ateismo di provenienza marxista, comunque entrambi radicalmente anticristiani. E tutto questo senza quasi che la Chiesa, nonostante tutte le sue strutture ancora permanenti sul territorio, opponesse una vera resistenza o controproposta culturale e forse persino senza che neppure si rendesse davvero conto di tale esproprio culturale del bimillenario patrimonio culturale e di fede degli Italiani e quindi del concreto svuotamento cristiano delle menti e delle coscienze; e questo al di là di una pratica sacramentale ancora diffusa, anche se sempre più scemante di contenuti e di numero (vedi News “Fede e Sacramenti”; vedi pure la News “La fede in Italia”).

Nonostante ciò, sia pur richiedendo una particolare fatica di ricerca o almeno di studio (questo sì doveroso per chiunque abbia la possibilità intellettuale per farlo, sia per amore della stessa verità storica, come e soprattutto per amore della Chiesa e della propria coscienza cristiana, come di quella dei propri figli), è possibile e dunque appunto anche doveroso compiere uno studio alternativo sulla storia della Chiesa, passata e recente, specie proprio su quegli argomenti che sono in genere usati già dalla più tenere età (a scuola e sui media) per attaccarla, con grande danno per le anime, oltre che per le menti e la propria formazione umana.

Si tenga infine presente che la menzogna, cioè il grave peccato contro la verità, può essere di due tipi, nel senso di creare pregiudizi o calunnia nei confronti o di una persona o di una istituzione, in questo caso della Chiesa stessa, che pur è di istituzione divina per la salvezza eterna della nostre anime, quindi con una gravità e un danno arrecato ai massimi livelli!

Si può mentire (dire il falso, calunniare) in due modi, su una persona o su una realtà, come appunto sulla storia della Chiesa. C’è un modo di mentire più evidente e quindi più riconoscibile e svelabile (se uno ha un minimo di possibilità di conoscere realmente i fatti o se può rifarsi a fonti, testimonianze e documenti attendibili). Se dicessi ad esempio che Albert Einstein non sapeva nulla di matematica e di fisica, la menzogna è palese e contraddetta dai fatti che non occorre neppure smentirla. Così se dicessi che la Chiesa Cattolica è nata nel Medioevo, tale affermazione sarebbe facilmente riconoscibile come un falso storico perché di fatto esiste una quantità infinita di testimonianze sulla sua esistenza dal I sec. d.C., cioè da Gesù stesso (essa ha quindi una storia di 2000 anni).

C’è però un modo di mentire, calunniare e divulgare il falso, più subdolo e apparentemente inattaccabile, anche se ugualmente e forse ancor più pericoloso e nocivo. Si tratta di dire sì delle verità, ma talmente parziali e sproporzionate rispetto alla totalità della realtà, invece censurata, da creare ugualmente un pregiudizio se non appunto una calunnia, potremmo dire una “caricatura” tale di una persona o di un ente da renderlo irriconoscibile e addirittura detestabile. Si presenta cioè solo un aspetto, magari marginale se non addirittura minimale e insignificante di tale realtà (quindi nessuno può dire che non sia vero), ma si nasconde, misconosce o censura tutto il resto, per cui il giudizio complessivo è altrettanto falso e non corrispondente alla realtà. Se, per rimanere nei due esempi precedenti, dicessi di Einstein solo che aveva una capigliatura spettinata, di fatto dico il vero, ma ne nascondo talmente la realtà più importante e profonda (fu un genio della fisica contemporanea) da falsarne totalmente l’immagine e l’identità. Così, se parlo della Chiesa solo per evidenziarne certi scandali o per parlare di uomini corrotti all’interno di essa, sia nel suo passato come per il suo presente, di fatto, ammesso pure (cosa appunto da verificare con attenzione e obiettività storica, cioè documenti alla mano) che certi fatti o comportamenti siano davvero realmente accaduti e non inventati appunto per calunniarla, ma censuro invece ad esempio le straordinarie opere di bene che la Chiesa ha sempre compiuto o gli innumerevoli Santi che costellano la sua storia, ne faccio comunque una caricatura tale da renderla irriconoscibile, odiosa ed il quadro generale ne risulterebbe comunque falsato. Ma non è proprio quello che si studia a scuola, si legge su certi libri, si sente in televisione, si vede nei film e persino si mostra in certi musei, per poi così divulgarsi continuamente nell’opinione pubblica?

Che poi tali pregiudizi anticattolici siano presenti e si divulghino persino tra cattolici, pure attraverso le scuole e le università cattoliche, per non parlare di tutti gli altri strumenti culturali di cui nonostante tutto la Chiesa ancora dispone, è sommamente grave e doloroso, oltre che stolto!

Anche sotto questo aspetto occorre rimarcare che la “libertà d’educazione”, riguardo pure alla possibilità di accedere a “scuole non statali”, con propri stimati indirizzi culturali ed educativi, come la coesistenza di una pluralità di indirizzi all’interno della stessa scuola statale, è un diritto fondamentale dell’uomo (e della famiglia), un valore “non negoziabile” e da garantire ad ogni costo (non solo nel senso economico, che deve essere sostenuto dallo Stato, ma appunto anche culturale e politico) (vedi la domanda 27 nel nostro documento sulla Dottrina sociale della Chiesa).  

È dunque possibile una lettura diversa, uno studio alternativo della storia e in particolare della storia della Chiesa, una ricerca più obiettiva e non unilaterale dei fatti? Si, è possibile. E se è possibile e anche doverosa, sia per chi abbia a cuore comunque la verità, sia soprattutto per il cristiano, che deve amare la Chiesa come la propria famiglia, la sua stessa persona, e non può accettare che essa venga continuamente infangata da calunnie e menzogne. Non parliamo poi se si tratta dell’educazione e formazione dei propri figli e delle nuove generazioni. Qui creare “scandalo” (e nel linguaggio di Gesù tale parola indica proprio “ostacolo” alla fede) ai piccoli, non solo di età ma di possibilità culturali, è uno dei peccati più gravi, secondo appunto le parole stesse di Gesù (cfr. Mc 9,42). E ricordiamo che non si tratta solo di scandali “morali”, pur fortemente detestabili e inammissibili, ma proprio anche degli scandali culturali e dottrinali, cioè appunto proprio tutto ciò che possa contribuire alla non crescita o perdita della vera fede; perché qui c’è in ballo la stessa salvezza eterna delle anime!

Si pensi che San Giovanni Bosco, che eccelle nella storia della Chiesa proprio per la sua capacità educativa dei ragazzi e dei giovani, anche di quelli più difficili e ai margini della società, già nella “sua” Torino proprio dei tempi risorgimentali, dove la cultura dominante era di stampo liberale e anticlericale (basti pensare che man mano che il Piemonte avanzava alla conquista dell’Italia, già una legge di Cavour provvedeva ad abolire gli ordini religiosi e ad incamerarne i beni), ebbene il grande santo ed educatore provvide pure personalmente a scrivere una “alternativa” (cioè più vera e autentica) storia della Chiesa per i suoi ragazzi!


La storia della Chiesa

La Chiesa Cattolica è di fondazione divina: è stata infatti fondata da N. S. Gesù Cristo per la nostra salvezza eterna, cioè come “strumento”, certo anche umano (quindi con possibili difetti e peccati dei suoi membri), perché siamo raggiunti oggettivamente dalla Verità che è Cristo stesso e che Egli ci ha rivelato (giusta dottrina) e dalla Vita divina che egli ci comunica e che ci raggiunge principalmente attraverso i Sacramenti (vedi la catechesi n. 5). Se amiamo Dio, e in fondo la nostra stessa anima, non possiamo non amare Cristo (Dio con noi) e la Sua stessa Chiesa (“una, santa, cattolica e apostolica”).

Se vedessimo ad esempio dei peccati o scandali dei cristiani (a cominciare da noi stessi), preghiamo per la loro e nostra conversione; ma non dobbiamo essere così stolti da rinunciare allora agli strumenti di salvezza eterna che oggettivamente e continuamente la Chiesa ci dona.

La Chiesa è dunque la nostra Madre (ci dona la vita eterna) e Maestra (ci dona la verità di Cristo).

Dobbiamo dunque amare la Chiesa come il nostro stesso corpo, perché la Chiesa è il Corpo mistico di Cristo, il tempio dello Spirito Santo, il nuovo “popolo di Dio” che cammina nella storia verso la dimora eterna di Dio (paradiso). Non siamo cristiani isolati nello spazio e nel tempo, ma parte viva di questo “popolo di Dio” che cammina nella storia. Una grande storia!

Dobbiamo amare quindi tantissimo anche la storia di questo popolo di Dio, della Chiesa Cattolica: se troviamo in essa, o meglio nei suoi membri, delle bruttezze, dobbiamo rattristarcene e pregare. Se troviamo del fango, ne proviamo certo dolore; ma non possiamo però negare e non conoscere o lasciare che sia dimenticato e dileggiato il suo Cielo costellato ad esempio di astri luminosi quali sono i Santi che la grazia di Dio ci ha donato sempre e ovunque.

Non possiamo rassegnarci e accettare che la Chiesa e la sua storia sia continuamente dileggiata, offesa, falsata, distorta, calunniata.

Se gli Ebrei hanno una struttura stessa a difesa della loro fede, della loro comunità e del loro buon nome (la Anti-Defamation League), fino al punto che ogni pregiudizio contro di loro viene bollato come antisemitismo, ancor più la Chiesa Cattolica, nuovo popolo di Dio, dovrebbe fare il possibile perché sia difeso il suo buon nome e la sua fede, senza ovviamente imposizioni ma pure non permettendo che venga continuamente dileggiata e calunniata (una vera e propria montante cristianofobia, vedi).

Quanto meno, e qui ogni pigrizia o accidia non è appunto priva di grave responsabilità morale, cioè di peccato, ogni Cattolico, ma si potrebbe dire persino ogni uomo di buona volontà, cioè che ami appunto la verità, anche storica, deve per quel che può studiare la vera storia della Chiesa (o, se non ne ha la possibilità intellettuale o il tempo, si fidi di studi sintetici che possano fare un po’ di luce sulle diverse questioni, come quelli presentate anche in questo sito), divulgare la verità su di essa, smentire o zittire (con argomenti e prove razionali e storicamente documentate) ogni falsità e calunnia che sente riversare su di essa, magari anche da amici, colleghi o conoscenti! Non si capisce infatti perché tutti debbano essere rispettati (quante “fobie” sentiamo infatti affibbiate in questo senso, talora anche a sproposito, per molte categorie di persone), mentre i Cristiani, i Cattolici e la realtà più divina che c’è nella storia dell’umanità (la Chiesa Cattolica), debba invece essere sempre dileggiata, offesa e calunniata, senza che nessuno muova un dito o alzi la voce.

Anzi, come abbiamo anche sopra sottolineato, la cosa più penosa è osservare come persino i Cattolici siano colmi di tali pregiudizi anticattolici, li credano veri e persino li diffondano, così che nella loro stessa mente coesistano una presunta o immatura fede e una mentalità a ben vedere non cattolica. E questo si riscontra spesso non solo nella loro vita, ma appunto nella loro stessa mente e cultura; anche riguardo appunto alla storia della Chiesa.

Tra l’altro questa continua diffamazione, già operante nelle scuole e dalla più tenere età e continuamente divulgata anche nei mezzi di comunicazione sociale, fa incorrere nel serio rischio come minimo di perdere il proprio vigore spirituale e di fede, se non proprio di perdere la fede, perché molti pregiudizi storici contro la Chiesa pregiudicano una stima e un amore per essa, così da indurre a prenderne persino le distanze, con gravissimo pericolo per la propria anima (che resta così priva degli strumenti di salvezza voluti da Cristo, come la giusta dottrina e i Sacramenti) ed essere alla fine tentati di farsi una fede e una morale “a modo proprio”, come fanno infatti anche tantissimi cattolici (vedi la News “La fede in Italia”), che poi è una fede magari più comoda ma che certo non ci salva perché non è più la via di Dio, la “via della vita”.


Pregiudizi storici anticattolici

Come sappiamo, perché è esperienza che facciamo già a scuola, per non dire anche attraverso altri strumenti culturali e di comunicazione (libri, teatro, cinema, stampa e TV), esistono delle questioni storiche che vengono continuamente propinate o periodicamente riprese, che sarebbero una vergogna della Chiesa Cattolica e della sua comunque bimillenaria presenza, un segno della sua menzogna se non della sua violenza oppure del suo “tremendo” potere esercitato sui popoli, da cui dovremmo appunto finalmente liberarci, se non lo abbiamo già fatto. Non si capisce però perché tutto passi, anche i più feroci poteri e ideologie, e invece la Chiesa cattolica resti già da 2000 anni!

Lo scopo recondito, infatti, non è quello di compiere semplicemente una serena ricerca e critica storica, in base ad una seria documentazione – infatti è raro che tali feroci critiche si facciano su altre istituzioni religiose – ma in genere è proprio quello di rendere la Chiesa cattolica (se non la stessa fede) così odiosa, da allontanarsene il più possibile e smentire senza ombra di dubbio che la Chiesa sia nella storia e nel presente lo “strumento” efficace e indispensabile voluto da Gesù Cristo per la salvezza eterna dell’uomo. Una “pretesa” che diventerebbe appunto assurda anche alla luce di questi fatti storici, oltre che di certi scandali ancor oggi presenti. Non è però difficile, per chi conosce almeno un poco le dinamiche spirituali ed evangeliche, scoprire anche in questo tipo di talora ossessiva propaganda anticlericale (per non dire anti-anticristica), l’opera che il demonio pone in atto per scongiurare appunto la salvezza eterna delle nostre anime. Spesso vi si manifesta infatti un vero e proprio “odio” anti-cristico.

Oltre a non potersi spiegare come tale infiammata avversione non si trovi appunto rivolta nei confronti di altre culture e istituzioni anche religiose, rimane altrettanto inspiegabile, se così fosse, come mai proprio la Chiesa Cattolica perduri invece costantemente nella storia da 2000 anni e conti tuttora con 1,4 miliardi di seguaci, spesso a prezzo pure di ferocissime persecuzioni subite per questa fede (“in odium fidei”, come si dice dei milioni e milioni di martiri cristiani, cioè uccisi a motivo proprio della loro fede; solo nel sec. XX ci sono stati circa 40 milioni di martiri cristiani e ogni anno se ne contano tuttora a migliaia, vedi). Così come risulta di fatto contraddittorio e ingiustificabile affermare, come si sente spesso fare, che chi professa la fede cattolica lo avrebbe fatto e lo farebbe per “imposizione”, mentre chi vi si è opposto e vi si oppone sarebbe invece un “libero pensatore”. Basta peraltro il buonsenso per svelare la capziosità di tali affermazioni.

Ovviamente, tutto ciò è propagandato dalla quella cultura anticattolica sorta già con la Modernità (vedi), l’Illuminismo, la Rivoluzione francese e la Massoneria (tuttora fortemente operante anche in tal senso), un pensiero anticristiano che nel XIX secolo è diventato pure esplicito e feroce ateismo, generando ideologie disumane che poi nel XX secolo sono diventate feroci dittature (basti pensare al comunismo e al nazismo), fino a condurre l’umanità addirittura in due catastrofiche Guerre Mondiali. Si tratta però di un pensiero anticristiano che perdura ancor oggi e conduce intere generazioni, specie di giovani, alla rovina eterna delle loro anime ma talvolta anche alla loro rovina terrena (basti pensare alla droga, alle depressioni, ai suicidi, agli incidenti stradali per abuso di alcool o altro). Ed è strano che di tali violenze, specie se prodotte da certe ideologie, non si senta invece neppure parlare (solo il comunismo in neppure un secolo ha provocato nel mondo più di 100 milioni di morti! vedi).

Nascono così certi pregiudizi anti-cattolici, falsi e facilmente riconoscibili come infondati anche da una seria e obiettiva ricerca storia, che permangono non solo nella cultura dominante ma pure nell’opinione pubblica e, paradossalmente, persino negli stessi Cattolici. Perché appunto essi sono propinati fin dalle scuole, e quindi fin dalle più verdi età, e periodicamente ritornano anche attraverso nuove opere di divulgazione di massa.

È poi appunto molto doloroso osservare, ripetiamolo ancora, come tali pregiudizi anticristiani, sulla storia della Chiesa come sul suo presente, siano spesso presenti perfino negli stessi Cattolici, anche ad un certo livello culturale, che hanno assorbito appunto già dalle scuole e che credono assolutamente certi, quando invece sono appunto falsi e perniciosi miti anticattolici.

Ciò, anche se non apparisse immediatamente, anche in un giovane studente mina o indebolisce fortemente la sua stessa esperienza di fede (e ormai sono pochissimi quelli che la possiedono), fino a giungere ad un abbandono di essa, come oggi spesso accade, o a cadere in quella pericolosa (anche per la salvezza eterna della propria anima) dicotomia tra “credere in Cristo” e “credere nella Chiesa”, prendendo le distanze da essa, persino quando ancora la si frequentasse, fino a farsi una fede “a modo proprio”; e ciò non solo su questioni opinabili ma persino sull’essenza stessa della fede, della morale e dei Sacramenti, cioè sugli irrinunciabili fondamenti e strumenti di salvezza rivelatici e donatici da Gesù Cristo (vedi appunto anche in Italia). Comunque, ammesso che rimanga (e ciò, anche in Italia, risulta in percentuali sempre più basse,) tale fede viene di fatto sempre più indebolita da questi pregiudizi, privata di entusiasmo e di carica missionaria, e soprattutto lontana dalla vita reale, da essere praticamente insignificante. Ciò è appunto frutto, oltre che di ignoranza religiosa (anche nelle persone più attrezzate culturalmente vedi), anche di quella certa attuale formazione religiosa, ammesso che ci sia ancora, o esperienza spirituale ed ecclesiale, che spesso oscilla tra uno spiritualismo disincarnato (solo qualche bella esperienza spirituale, che di fatto esula dalla concretezza della vita reale, talora persino a livello morale) e quel diffuso pragmatismo, che va dall’ossessiva ripetizione di incontri pastorali a quell’impegno sociale, quasi sempre materialisticamente inteso, fossero anche importanti opere di carità (cose certo doverose ma non identificabili con l’autentica e globale esperienza di fede cristiana). 

Tali pregiudizi storici contro la Chiesa Cattolica, nati e propagandati soprattutto in questi ultimi secoli, sono spesso dei veri e propri miti, che di storico non hanno proprio nulla (tant’è vero che sono nati talora secoli dopo i fatti cui si riferiscono). Altre volte sono unilaterali visioni dei fatti, tolte dal contesto storico in cui sono avvenuti, irrazionali esagerazioni e generalizzazione di fatti negativi effettivamente avvenuti (da parte non tanto della Chiesa in quanto tale ma di certi cristiani che non brillavano certo di rigore morale), che si scontrano con le possibilità e i numeri stessi presenti nella storia. A ciò si contrappongono in genere inammissibili censure e silenzi invece sull’enorme quantità di bene e di santità emergente in ogni secolo della storia della Chiesa e pure del presente.

Non mancano certo, anzi spesso crescono a livello anche di alta cultura, seri studi storici, che smentiscono tali miti; ma sono in genere occultati dalla divulgazione culturale e dai mezzi di comunicazione di massa. Occorre però impegnarsi a trovarli, a divulgarli e a studiarli; e da parte di quei Cattolici che ne hanno anche le possibilità intellettuali e culturali per farlo, e che invece spesso sono appunto avvolti da un’inammissibile ignoranza e apatia in merito, è anche un preciso dovere morale, di cui rispondere nella propria coscienza di fronte a Dio stesso, oltre che nei confronti del prossimo [a cominciare dalla famiglia, dall’educazione dei figli e delle nuove generazioni (vedi la News sull’Emergenza educativa”), dai compagni di studio o colleghi di lavoro, fino alle proprie responsabilità sociali, personali o associazionistiche].

Potremmo fare ovviamente molti esempi di tali miti e pregiudizi, tuttora imperanti, contro l’autentica storia della Chiesa. Nel presente sito ci sono già molti sintetici strumenti per documentarsi un poco e smentire alcuni di essi, sia a livello di Dossier (vedi) che di più agili documenti (vedi).

Che ad esempio quelli del Medioevo siano stati secoli di “oscurantismo”, tappezzati dall’ignoranza e dalla violenza della Chiesa, è un pregiudizio falso e creato in chiave anticristiana e specie anticattolica dall’Illuminismo, talora con la complicità delle stessa sedicente Chiesa Protestante. Già nel sec. XX e in eccelsi ambiti culturali (come la “Sorbona” di Parigi), tale pregiudizio è stato solennemente smentito [per la Sorbona si vedano ad esempio gli studi, ricordati nell’apposito dossier, emersi appunto già nella prima metà del secolo scorso, di É. Gilson (cfr. L’esprit de la philosophie médiévale, Paris 1932-1944, trad. it. Lo spirito della filosofia medioevale, Morcelliana 2009; e La philosophie au moyen âge, Paris 1922-1952; trad. it. La filosofia nel medioevo. Dalle origini patristiche alla fine del XIV secolo, Rizzoli 2011); in Italia si vedano ad esempio gli studi specialistici dello storico Franco Cardini]. Nel sito si veda appunto l’apposito dossier.

Si veda poi la documentazione su quelle specifiche questioni storiche medievali, che sono  oggetto della imperitura e persino ossessiva propaganda anticattolica (già appunto dalle scuole, come in innumerevoli pubblicazioni, filmati, opere teatrali e persino falsi musei): parliamo delle Crociate e dell’Inquisizione (forniamo qui anche alcuni chiarimenti e seria documentazione sulle questioni relative a: “la caccia alle streghe”, Giovanna d’Arco, Giordano Bruno e Galileo Galilei).

Sulle Crociate vedi il dossier e vedi il documento più sintetico a domande e risposte.

Sull’Inquisizione vedi il dossier e vedi il documento più sintetico a domande e risposte e persino un documento ancor più sintetico (vedi).

Su altre questioni storiche che riguardano gli ultimi 5 secoli e che sono in genere intessute di pregiudizi anticattolici e come tali continuamente propagandate, abbiamo poi nel sito: la Riforma protestante (vedi) e un lungo documento sull’odio anticattolico della prima Chiesa anglicana (vedi), delle ideologie e rivoluzioni della Modernità (vedi il dossier, comprendente anche la Rivoluzione francese e quella russa vedi).

Particolarmente importante, perché ne avvertiamo purtroppo tuttora le conseguenze negative per la cultura cattolica e civiltà italiana, è tutta la questione del Risorgimento, che è stato pensato ed attuato non per fare l’unità di Italia, come si ripete da 150 anni, ma per demolire l’anima cattolica del Paese, che pur è centro mondiale della Cattolicità (vedi il dossier e vedi il documento più sintetico a domande e risposte; vedi pure uno scritto in occasione del 150° anniversario della “Breccia di Porta Pia”).

Sul rapporto tra colonizzazione e missione nelle Americhe vedi il documento che smentisce i numerosi pregiudizi anticattolici sorti e tuttora divulgati in merito (peraltro confondendo missioni cattoliche e quelle protestanti, come appunto colonizzazione e missione).

Un altro mito anticattolico, inventato nel sec. XIX e quindi due secoli dopo la questione cui si riferisce, è quello sul caso Galileo, presentato falsamente e come paradigmatico di quella presunta opposizione tra scienza (fin dal proprio cosiddetto “padre) e la fede (quindi la Chiesa cattolica), che era appunto un pregiudizio del positivismo e scientismo ottocentesco e che non corrisponde né ai fatti storici né al presente, nonostante sia creduto dalla maggioranza (persino dei Cattolici) e che fin dalle più tenere età fa credere che la scienza (verità) si opponga alla fede (menzogna). Si veda in proposito il dossier e il documento (con tanto di elenco degli innumerevoli scienziati della storia e del presente che sono talora credenti, se non persino appartenenti al clero vedi). Sui fecondi rapporti tra fede e scienza si vedano pure i documenti sulle radici cristiane della scienza (vedi), sul rapporto tra Fede e Medicina (vedi) e persino quello sull’attuale astronomia (vedi). Sulla questione dell’evoluzionismo e su come tale questione venga falsamente usata in chiave anticristiana vedi il dossier e vedi il documento più sintetico. Interessante, al fine anche di superare certi pregiudizi scientisti e anticristiani, è pure il dossier sui Miracoli (vedi), dove si presentano persino seri studi scientifici effettuati su molti miracoli e che confermano non esserci una causa naturale [In Italia, sono ad esempio assai interessanti e seriamente documentati, anche a proposito dei numerosissimi “scienziati cristiani”, gli studi di Francesco Agnoli, Scienziati, dunque credenti (Cantagalli 2020) e (con A. Bartelloni), Scienziati in tonaca (La Fontana di Siloe, 2021)]. In tale dossier c’è al termine pure una importante e documentata sezione sulla Sacra Sindone (una delle reliquie più preziose e importanti della cristianità e su cui stanno studiando ben 32 tipi di discipline anche scientifiche).

Un altro pregiudizio anticattolico contemporaneo

È in preparazione, per essere qui presto pubblicato (“Deo adiuvante”), uno studio sintetico su un altro pernicioso pregiudizio anticattolico, obiettivamente falso e persino facilmente smascherabile da uno storico serio, che riguarda la prima metà del sec. XX, con le sue dittature e soprattutto la Seconda Guerra Mondiale, e questioni storiche particolarmente dolorose. Si tratta del rapporto tra Chiesa cattolica e nazismo, con particolare riferimento ai presunti “silenzi” del Papa Pio XII, soprattutto rispetto alla tragedia ebraica della Shoah. Ciò implica pure la questione dell’antisemitismo, ripetutamente riportata in auge, nelle cui radici tale pregiudizio riconosce addirittura la stessa fede cristiana.

In tale prossimo dossier vedremo allora brevemente di fare un po’ di luce su questo infame pregiudizio anticattolico, ripetutamente emergente e diffuso anche in questi ultimi decenni, peraltro smentito da una seria e abbondante documentazione storica.